Effetto dell'inquinamento su diffusione e gravità di Covid-19. Cosa è accaduto nelle città con più aree verdi?
Data di pubblicazione: 09 Settembre 2022
Una revisione sulla relazione tra i livelli di inquinamento atmosferico e l’epidemia di COVID-19 ha ricercato in PubMed, Web of Science e Scopus gli studi sugli effetti degli inquinanti nocivi (incluso il particolato con diametro ≤2,5 o 10 μm, l’ozono, il biossido di azoto, l’anidride solforosa e il monossido di carbonio), sul numero di casi, gravità e decessi per COVID-19 in Europa e Nord America fino al 19 giugno 2021.
Gli articoli erano inclusi se misuravano quantitativamente la relazione tra esposizione all'inquinamento atmosferico e l’impatto di COVID -19.
Da 2482 articoli identificati, sono stati selezionati 116 studi che riportavano 355 stime separate di inquinanti e COVID-19. Circa la metà di tutte le valutazioni sull'incidenza erano associazioni positive e significative (52,7%); per la mortalità il dato corrispondente era simile (48,1%), mentre per la gravità non fatale tale valore era inferiore (41,2%).
L'esposizione a lungo termine agli inquinanti sembra più probabilmente associata positivamente all'incidenza di COVID-19 (63,8%): nello specifico, il particolato PM2.5, PM10, l'ozono (O3), il biosido di azoto (NO2) e il monossido di carbonio (CO) erano più fortemente associati positivamente all'incidenza di COVID-19 e PM2.5 e NO2 con i decessi per COVID-19.
Tutti gli studi considerati erano osservazionali e la maggior parte mostrava un alto rischio di confondimento e bias nella misurazione dei risultati.

La figura 3 (clicca sul link e vai all'articolo) rappresenta le relazioni riscontrate tra inquinanti specifici e casi/diffusione di COVID-19, ricoveri e decessi. Complessivamente, tra i primi cinque inquinanti analizzati PM2.5 , PM10 ,O3 ,NO2 e CO, gli studi rilevano più frequentemente che la diffusione/casi di COVID-19 aumentano all'aumentare degli inquinanti. PM2.5 e NO2 sono anche più frequentemente associati a un maggior numero di decessi.
Invece, per PM10 e O3 il risultato più frequente non è una relazione statisticamente significativa con i decessi COVID-19.
La figura 4 (vedi sotto oppure clicca sul link e vai all'articolo) mette in evidenza la relazione tra inquinamento atmosferico e casi/diffusione di COVID-19, ricoveri e decessi suddivisi per lunghezza o esposizione all'inquinamento atmosferico.
La misura dell'esposizione all'inquinamento atmosferico è classificata come “a lungo termine” se è di un anno o più. Due studi hanno esaminato l'esposizione sia a breve che a lungo termine e i loro risultati sono riportati separatamente per ciascuna valutazione. Vengono omessi due studi in cui la durata della misura dell'inquinamento non è chiara (14 valutazioni).

La figura 5 (clicca sul link e vai all'articolo) evidenzia il rapporto tra inquinamento atmosferico e casi/diffusione di COVID-19, ricoveri e decessi suddivisi per Paese.
Secondo gli autori pertanto:
Uno studio ha indagato l'associazione tra infezioni da COVID-19, ricoveri o decessi e l'estensione del verde pubblico (km2 per 100.000 sulla base dati OCSE 2014); è questo un indicatore che è stato scelto come variabile endpoint indipendente per testare l'ipotesi di ricerca in 10 province italiane e 8 spagnole con più di 500.000 abitanti, compresi capoluoghi (Roma e Madrid) e grandi città (Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Torino e Venezia per l'Italia; Barcellona, Valencia, Siviglia, Saragozza, Malaga, Las Palmas e Bilbao per la Spagna).
Sono state applicate due diverse metodologie:
I risultati ottenuti per la Spagna sono coerenti con quelli osservati per l'Italia, in quanto per entrambi i Paesi è emersa chiaramente un'associazione statisticamente significativa tra le caratteristiche cliniche di COVID-19 (contagi, ricoveri e decessi) e l'estensione del verde pubblico, nonché con le concentrazioni medie annue di PM2.5 (con quest'ultima variabile che perde significatività statistica in alcune province).
I risultati dello studio mostrano quindi che una maggiore estensione delle aree verdi pubbliche per provincia è significativamente associata a esiti clinici COVID-19 meno gravi in termini di contagi, ricoveri e soprattutto decessi.
È stato dimostrato che l'effetto aggiustato dell'inquinamento atmosferico (vale a dire le concentrazioni medie annuali di PM2.5) produce risultati simili, con i livelli più bassi di PM2,5 che riducono ulteriormente l'onere degli esiti clinici negativi.
In linea con le risoluzioni adottate alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP-26), le misure di protezione della salute pubblica nell'ottica della preparazione alla pandemia dovrebbero includere un forte impegno dei governi verso la riforestazione e riduzione dell'inquinamento atmosferico.
Gli articoli erano inclusi se misuravano quantitativamente la relazione tra esposizione all'inquinamento atmosferico e l’impatto di COVID -19.
Da 2482 articoli identificati, sono stati selezionati 116 studi che riportavano 355 stime separate di inquinanti e COVID-19. Circa la metà di tutte le valutazioni sull'incidenza erano associazioni positive e significative (52,7%); per la mortalità il dato corrispondente era simile (48,1%), mentre per la gravità non fatale tale valore era inferiore (41,2%).
L'esposizione a lungo termine agli inquinanti sembra più probabilmente associata positivamente all'incidenza di COVID-19 (63,8%): nello specifico, il particolato PM2.5, PM10, l'ozono (O3), il biosido di azoto (NO2) e il monossido di carbonio (CO) erano più fortemente associati positivamente all'incidenza di COVID-19 e PM2.5 e NO2 con i decessi per COVID-19.
Tutti gli studi considerati erano osservazionali e la maggior parte mostrava un alto rischio di confondimento e bias nella misurazione dei risultati.
Risultati dello studio su gravità di COVID-19 e fattori ambientali
La figura 2 (vedi sotto oppure clicca sul link e vai all'articolo) evidenzia il rapporto tra inquinamento atmosferico e casi/diffusione di COVID-19, ricoveri e decessi. Include tutti i paesi e gli inquinanti. “None” è utilizzato quando non è stata trovata alcuna associazione statisticamente significativa.
La figura 3 (clicca sul link e vai all'articolo) rappresenta le relazioni riscontrate tra inquinanti specifici e casi/diffusione di COVID-19, ricoveri e decessi. Complessivamente, tra i primi cinque inquinanti analizzati PM2.5 , PM10 ,O3 ,NO2 e CO, gli studi rilevano più frequentemente che la diffusione/casi di COVID-19 aumentano all'aumentare degli inquinanti. PM2.5 e NO2 sono anche più frequentemente associati a un maggior numero di decessi.
Invece, per PM10 e O3 il risultato più frequente non è una relazione statisticamente significativa con i decessi COVID-19.
La figura 4 (vedi sotto oppure clicca sul link e vai all'articolo) mette in evidenza la relazione tra inquinamento atmosferico e casi/diffusione di COVID-19, ricoveri e decessi suddivisi per lunghezza o esposizione all'inquinamento atmosferico.
La misura dell'esposizione all'inquinamento atmosferico è classificata come “a lungo termine” se è di un anno o più. Due studi hanno esaminato l'esposizione sia a breve che a lungo termine e i loro risultati sono riportati separatamente per ciascuna valutazione. Vengono omessi due studi in cui la durata della misura dell'inquinamento non è chiara (14 valutazioni).

La figura 5 (clicca sul link e vai all'articolo) evidenzia il rapporto tra inquinamento atmosferico e casi/diffusione di COVID-19, ricoveri e decessi suddivisi per Paese.
Secondo gli autori pertanto:
- l’inquinamento atmosferico può associarsi a peggiori esiti di COVID-19
- sono necessarie ricerche future per testare meglio l'ipotesi inquinamento atmosferico-COVID-19, in particolare utilizzando progetti di studio più solidi e misurazioni di COVID-19 meno soggette a errori e considerando le interazioni tra co-inquinanti.
Le aree verdi come protezione
Diversi studi, come descritto nella revisione sopra citata, hanno evidenziato che i fattori ambientali che influenzano il benessere umano, come le esposizioni croniche ad alti livelli di particolato, potrebbero influenzare indirettamente o addirittura direttamente anche la gravità della malattia COVID-19.Uno studio ha indagato l'associazione tra infezioni da COVID-19, ricoveri o decessi e l'estensione del verde pubblico (km2 per 100.000 sulla base dati OCSE 2014); è questo un indicatore che è stato scelto come variabile endpoint indipendente per testare l'ipotesi di ricerca in 10 province italiane e 8 spagnole con più di 500.000 abitanti, compresi capoluoghi (Roma e Madrid) e grandi città (Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Torino e Venezia per l'Italia; Barcellona, Valencia, Siviglia, Saragozza, Malaga, Las Palmas e Bilbao per la Spagna).
Sono state applicate due diverse metodologie:
- per la Spagna è stato applicato un approccio bottom-up ai dati istituzionali relativi a contagi/ricoveri/decessi ed estensione delle aree verdi pubbliche per ciascun rispondente a un questionario ufficiale nell'ambito di un'indagine a livello nazionale (con granularità dei dati dettagliata per provincia) contenente specifiche informazioni georeferenziate
- per l'Italia è stato utilizzato un approccio top-down, partendo dai dati ufficiali di contagi/ricoveri/decessi di ciascuna provincia e collegandoli alle statistiche OCSE sull'estensione del verde pubblico nelle diverse aree.
I risultati ottenuti per la Spagna sono coerenti con quelli osservati per l'Italia, in quanto per entrambi i Paesi è emersa chiaramente un'associazione statisticamente significativa tra le caratteristiche cliniche di COVID-19 (contagi, ricoveri e decessi) e l'estensione del verde pubblico, nonché con le concentrazioni medie annue di PM2.5 (con quest'ultima variabile che perde significatività statistica in alcune province).
I risultati dello studio mostrano quindi che una maggiore estensione delle aree verdi pubbliche per provincia è significativamente associata a esiti clinici COVID-19 meno gravi in termini di contagi, ricoveri e soprattutto decessi.
È stato dimostrato che l'effetto aggiustato dell'inquinamento atmosferico (vale a dire le concentrazioni medie annuali di PM2.5) produce risultati simili, con i livelli più bassi di PM2,5 che riducono ulteriormente l'onere degli esiti clinici negativi.
In linea con le risoluzioni adottate alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP-26), le misure di protezione della salute pubblica nell'ottica della preparazione alla pandemia dovrebbero includere un forte impegno dei governi verso la riforestazione e riduzione dell'inquinamento atmosferico.
Per saperne di più:
| The impact of air pollution on COVID-19 incidence, severity, and mortality: A systematic review of studies in Europe and North America. Carballo IH, Bakola M, Stuckler D. Environ Res. 2022 Aug 25:114155. doi: 10.1016/j.envres.2022.114155. |
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| COVID-19 epidemic spread and green areas Italy and Spain between 2020 and 2021: An observational multi-country retrospective study. Falco A, Piscitelli P, Vito D, Pacella F, Franco C, Pulimeno M, Ambrosino P, Arias J, Miani A. Environ Res. 2022 Aug 22:114089. doi: 10.1016/j.envres.2022.114089. |
Per approfondire:
| consulta la nostra news L’inquinamento ha contribuito alla diffusione di COVID-19? Uno studio metodologico sulle tante variabili da considerare (24 marzo 2022) |
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| leggi gli articoli che trattano della pandemia Covid-19, contrassegnati dal tag generico Nuovo Coronavirus Covid-19 oppure il tag Inquinamento |